antiche superstizioni

 

 

Jacopo Cavalli alla fine del secolo scorso non differisce molto dalle analoghe tradizioni di area istriana e friulana.

Non mancano i fantasmi, i sogni profetici che indicano la sede di tesori sepolti, le streghe.
Si pensava che queste ultime fossero donne comuni che di notte si trasformavano in streghe vestite di bianco e che, soprattutto agli incroci delle strade, afferravano il malcapitato passante e lo facevano ballare fino allo sfinimento oppure lo pestavano. Ecco alcuni racconti caratteristici:

alla Portizza quattro donne vestite di bianco tra le ventitré e le ventiquattro fanno ballare un pescatore,
Nane Oj, per piu' d'un'ora, lui le riconosce tutte e la mattina dopo ne incontra una per Muggia;
Gianni Milok in una strada di campagna viene pestato da quattro donne vestite di bianco, anche lui era ritenuto uno stregone perché quando era cattivo tempo restava come morto sul divano (in trance) ed il suo spirito andava a combattere con le streghe (evidente riferimento alla tradizione friulana dei benandanti);
Albino Apostoli alla Crosada de S. Brida (crocicchio di S. Brigida, sulle colline muggesane, ora in Slovenia), preso di peso dalle streghe, viene lanciato lontano venti passi e poi, rotolato giù per il pendio, rimane zoppo.

Particolarmente citati erano lapesantola (l'incubo) ed il Masariol (Massaroul nel dialetto ladino), personaggi fantastici ultimamente studiati da Maurizio Puntin in Borgolauro.
La prima rimanda alla tradizione dei vampiri, in forma di gatta va sullo stomaco della vittima per berne il sangue e le toglie il fiato cosicché non può nemmeno chiamare aiuto. Simile alla Pesautola era ii Cinciut di derivazione friulana o triestina, presente in vari modi di dire.
Per scongiurare questi pericoli bisognava mettere un ferro a forma di croce o una calza alla rovescia sotto il letto oppure una scopa per traverso alla porta della camera o un coltello con la punta in fuori nella serrature.

Molto caratteristico era pure it Masariol, un folletto sghignazzante come il nitrito di un cavallo, vestito di rosso, che appariva sulle mura ma piu spesso andava nelle stalle a fare dispetti: faceva le trecce alle criniere dei cavalli e poi le usava come staffe in quanto era molto piccolo e poi li cavalcava di notte per le strade della città cantando e facendo svolazzare il suo lungo berretto rosso.
Certe volte era anche cattivo:
annodava le code dei cavalli in modo così inestricabile che le bestie morivano;
altre volte era invece birichino: si trasformava in un gomitolo di lana per farsi raccogliere, mettere sotto l'abito delle donne e palparne il seno.

C'era inoltre l'Orco che però non mangiava i bambini ma si divertiva a chiudere le contrade con dei muri sorti all'improvviso costringendo i nottambuli a lunghi giri prima di uscire da quel labirinto e ritrovare la via di casa.
Non c'e' dubbio che lo scopo principale di tutti questi esseri fantastici sia stato quello di trovare delle scuse per gli abituali frequentatori delle osterie (quasi tutti, soprattutto nei giorni di paga nei cantieri) per giustificare ubriacature, ritardi nel ritorno a casa (non era raro che qualcuno cadesse in un fosso e li s'addormentasse fino allo smaltimento della sbronza), ammaccature da scazzottature, vagabondaggi notturni con compagnie di scapestrati oppure giustificazioni per malesseri notturni e sonni agitati, rumori notturni inspiegabili, dispetti di cui non si sapeva risalire al responsabile, ecc.

Per quanto concerne le superstizioni legate ai fenomeni atmosferici, e' da citare "ii segno di Salomone" che bisognava conoscere per neutralizzare il sion, cioè la tromba d'aria. Altrimenti questa poteva essere tagliata con ii coltello e neutralizzata, ma solo dagli orfani.
Altra sventura da cui guardarsi in mare erano i famigerati " punti de stela ", giorni resi infausti per la navigazione da particolari configurazioni astrali, posti in primavera dopo le Rogazioni ma soprattutto in luglio ed in dicembre. A Muggia era considerato particolarmente pericoloso il 26 luglio (S. Anna), giomo nel quale le mamme timorose impedivano ai figli perfino di fare i bagni di mare.

Per i superstiziosi si può citare che proprio in questa data, nel 1878, avvenne il naufragio del la brazzera "Veloce" che trasportava le lavandaie muggesane di ritorno da Trieste: una tromba d'aria improvvisa sommerse l'imbarcazione e provocò su diciassette trasportati 
(altro numero sfortunato!) ben dodici annegati.