la pesca

 

 

Il porto, quello vecchio, che si snoda lungo la via Edmondo de Amicis, e' ben riparato dai venti, specialmente dalla bora, che spira da nord est; in esso trovano rifugio diversi natanti di piccola stazza, in quanto i fondali sono bassi.
Alcuni di questi costruiti in legno (caici, batele, batane), appartengono a pescatori anziani dediti alla pesca con trappole e palamidi o ad appasionati che usano la lenza (togna) da fermo e la pus'cia (pesciolino finto) per le seppie (sepe), calamari (caramai) o polpi (folpi) in primavera e autunno.

Il lungo molo a levante, la cui parte terminale di recente costruzione piega verso ovest per proteggere validamente dalla tramontana, ospita all'ormeggio la flottiglia da pesca con i natanti piu grandi.
I grandi caici, dai nomi "Tiziana" e "Cortellazzo", "Rosandra", "Cuba", "Zola", "Muja", "Beta", proprieta' di famiglie di pescatori di antica tradizione, operano nel golfo di Trieste entro la linea ideale che congiunge Salvore a Grado.
Questi pescherecci non pescano con reti distruttive quali reti a strascico ( a cocia). Il metodo di pesca usato e' detto a scaleva 

o da posta.
La scaleva e' una rete di circuinzione e si impiega in prevalenza nelle notti scure senza luna. Individuato un branco di pesci, una barca piu piccola (detta satellite) munita di forte lampade si allontana dal peschereccio e si pone sopra il banco per diverse ore per attirare sotto di se' i pesci.
Intanto viene calata la rete in modo da formare un cerchio attorno al banco di pesci. Per questa rete vengono usati sugheri nella parte superiore e piombi ad anelli in quella inferiore; questo, trainato dal
peschereccio, chiude come un sacco il fondo della rete. Il pesce viene poi raccolto con piccole reti a sacco fissate alla cima di un asta (volighe) e trasferiti a

bordo in recipienti detti baie. Questa pesca si attua dalla primavera all'autunno in corrispondenza della migrazione del pesce azzurrro che, svernato nel punto piu profondo del basso Adriatico, risale secondo due direttrici: una segue la corrente ascendente della costa dalmata, l'altra per un tratto segue la costa italiana per poi unirsi alla prima all'altezza di Pescara.

Ormai e' quasi impossibile trovarlo nelle trattorie del porto, ma il piatto tradizionale della vigilia di Natale, a Muggia, e' ancora la passera fritta con le verze in padella di contorno.
Un piatto povero delle famiglie di pescatori e ortolani che una volta tenevano in gran conto anche l'umile passera.
Una tradizione, questa, che rivela le radici venete dei muggesani, che anche come pescatori avevano piu' punti in comune con i "cugini" di San Marco che non con i piu' vicini istriani.
E infatti da novembre a gennaio, quando le passere si avvicinano alla costa per deporre le uova, i pescherecci del mandracchio escono ancora per calare le paserelle, cioe' i tramagli (reti multiple) da posta, per catturare le passere che poi conservano vive in gran ceste appese sotto la barca, per rivendere un po' alla volta, direttamente alla gente che va a comperare il pesce sui moli del porticciolo.

Non perdete, se passate da Muggia in questi mesi freddi, ii "rito" dell'acquisto delle passere (ma troverete anche seppie, capponi e altri pesci per un ottimo brodetto) dalla mitica Nella Russignan, un'istituzione.
La troverete a bordo del "Tiziana" intenta a pulire le reti.

Il progresso (se cosi si puo' dire) ha pero' quasi del tutto cancellato quel tratto di mare che per secoli era stato la pescheria muggesana, cioe' il Vallone che s'incontra prima di arrivare nella cittadina, scendendo da Aquilinia.
Acque basse e riparate, ossigenate dalle acque (un tempo limpide) del rio Ospo, facevano del Vallone una riserva naturale dove cefali e branzini, anguille e passere, mormore e orate trovavano pascolo e rifugio.
Ecco perche', anche tecnicamente, i muggesani erano piu' pescatori di "valle" che di "scoglio".

Per chi vuole pescare a Muggia, a scopo sportivo, non resta che iniziare dal porticciolo (lato esterno) per proseguire fino al confine del Lazzaretto (saltando ovviamente i cantieri del nuovo comprensorio turistico di Porto San Rocco).
I fondali sono limitati, gli scogli rari: si trovano quindi soprattutto pesci di sabbia e di fango, cefali, anzitutto, presenti in gran numero e di bella taglia soprattutto all'imboccatura del porto.
I muggesani pero' amano la pesca a fondo col mulinello e trascurano la canna fissa, che se ben usata a mezz'acqua puo' regalare d'estate bei cefali macchia d'oro fino al chilo e (in ottobre-novembre) volpine ben piu' grosse. L'esca principe e' la polpa di sarda.

Poco piu' avanti del porto c'e' un lungomare con una bella scogliera artificiale: qui in primavera-estate, pescando a fondo, non mancheranno le catture di pregio: riboni (pagello fragolino), sparlotti ma soprattutto orate, anche se mai di taglia record.
E, aspettando il buio, non mancheranno le corvine, anche di buona taglia, l'esca, in questo caso, dovra' essere il verme vivo (si trova nel negozio di articoli sportivi che si trova proprio sul porticciolo).
I vecchi muggesani, che amano passare qualche oretta a prendere aria di mare, sono maestri In un altro tipo di pesca che richiede sensibilita' e pazienza: quella delle seppie e dei calamari col pesciolino finto giapponese.
Qui lo chiamano, alla vecchia, pus'cia. Si lancia con la canna, si lascia che il pesce artificiale scenda a rasentare it fondo e si recupera lentamente e dolcemente. Bisogna avere sempre un retino a portata di mano per salpare la seppia, che' altrimenti una volta a riva si stacca, e un secchio per raccoglierla.
Se la pesea va male, poco importa: fate marcia indietro, tornate nel porticciolo e andate a mangiarvi una pasta al nero di seppia in una delle trattorie che si affacciano sull'acqua, innaffiandola con la malvasia istriana fresca e vedrete che non rimpiangerete il cestello vuoto.

Ma torniamo alla pesca. La costa, proseguendo verso il confine sloveno, offre poche postazioni buone perche' spesso la strada costeggia l'acqua e le rare piazzole, d'estate, sono invase dai bagnanti.
Ma l'ultima ansa, quella del Lazzaretto, puo' offrire altre sorprese. Appostandosi sul lato esterno della scogliera che delimita il porticciolo, in piena estate, si possono catturare belle aguglie pescando con la canna da lancio e il galleggiante piombato (esca: filetto di acciuga, che qui chiamano sardone, innescato con la pelle argentea verso l'esterno).
Se poi riuscite a procurarvi gamberetti (schile,) vivi e trovate una sera d'autunno in cui l'imbrunire coincida con l'arrivo dell'alta marea, potete tentare dal medesimo' posto anche il branzino, che entra nella valle a caccia di cibo. Il galleggiante luminoso (star-light) aiuta molto in questa pesca di pazienza e astuzia. Pochi la praticano, ma sbagliano.
Se poi avete la possibilita di uscire con una barca, anche piccola, potrete divertirvi. I vecchi muggesani sono maestri nella pesca dello sgombro con la panola (lenza multipla che si sfila a traino).
Se non ve la sentite di affrontare una tecnica cosi' complessa potete sempre ancorarvi al largo e cercare sgombri e lanzardi con la lenza a mano, senza piombo, innescata con la solita sardina. Se anche questa volta dovesse andarvi male, nessuna paura: gli sgombri presi a panola da qualcuno piu' fortunato vi aspettano nelle trattoria Chiedeteli ai ferri, con una spolverata di aglio e prezzemolo: in aprile-maggio sono piu' piccoli ma con le canri magre e saporite.
Una delizia da mangiare con le mani, filetto dopo filetto. D'autunno invece la pesca a bolentino al largo delle dighe (attenti a non ancorarvi nel canale navigabile riservato alle petroliere: potete chiedere informazioni alla delegazione della Capitaneria di porto, uffici proprio nel porticciolo) puo' regalare grosse soddisfazioni: menole e riboni sono le prede piu' frequenti.
Dove? Basta guardare dove ci sono altre barche. E le anguille? La posizione migliore all'imboccatura del rio Ospo, nelle notti estive, innescando grossi vermi di terra e pezzi di calamaro. Non pescate pero' a monte del ponte perche' serve la licenza per le acque dolci.

Un cenno infine alla cucina del pesce.
Dopo l'esodo molti istriani sono arrivati anche a Muggia e gli antichi usi veneziani si sono mescolati con quelli istriani.
Ecco allora ]a pesca con reti da posta a maglia unica per i polipi e i pesci di pregio che nuotano sottocosta, soprattutto branzini.
Ed ecco ricette nuove. All'antico "savor" (sarde fritte con cipolla, aceto e alloro), alle passere con le verze, ai bisati (anguille) in graticola si sono affiancati i brodetti di pesce misto e crostacei, un classico delta costa istriana.
E non perdetevi un sontuoso vassoio di pedoci alla scoladeo (cozze a scottadito): gli allevamenti sono a due passi, lungo la costa, avrete la garanzia di mangiare un prodotto sicuro e fresco di giornata.