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bordo in
recipienti detti baie. Questa pesca si attua dalla primavera
all'autunno in corrispondenza della migrazione del pesce
azzurrro che, svernato nel punto piu profondo del basso
Adriatico, risale secondo due direttrici: una segue la corrente
ascendente della costa dalmata, l'altra per un tratto segue la
costa italiana per poi unirsi alla prima all'altezza di Pescara.
Ormai e' quasi impossibile trovarlo nelle trattorie del porto,
ma il piatto tradizionale della vigilia di Natale, a Muggia, e'
ancora la passera fritta con le verze in padella di contorno.
Un piatto povero delle famiglie di pescatori e ortolani che una
volta tenevano in gran conto anche l'umile passera.
Una tradizione, questa, che rivela le radici venete dei
muggesani, che anche come pescatori avevano piu' punti in comune
con i "cugini" di San Marco che non con i piu' vicini istriani.
E infatti da novembre a gennaio, quando le passere si avvicinano
alla costa per deporre le uova, i pescherecci del mandracchio
escono ancora per calare le paserelle, cioe' i tramagli (reti
multiple) da posta, per catturare le passere che poi conservano
vive in gran ceste appese sotto la barca, per rivendere un po'
alla volta, direttamente alla gente che va a comperare il pesce
sui moli del porticciolo.
Non perdete, se passate da Muggia in questi mesi freddi, ii
"rito" dell'acquisto delle passere (ma troverete anche seppie,
capponi e altri pesci per un ottimo brodetto) dalla mitica Nella
Russignan, un'istituzione.
La troverete a bordo del "Tiziana" intenta a pulire le
reti.
Il progresso (se cosi si puo' dire) ha pero' quasi del tutto
cancellato quel tratto di mare che per secoli era stato la
pescheria muggesana, cioe' il Vallone che s'incontra prima di
arrivare nella cittadina, scendendo da Aquilinia.
Acque basse e riparate, ossigenate dalle acque (un tempo
limpide) del rio Ospo, facevano del Vallone una riserva naturale
dove cefali e branzini, anguille e passere, mormore e orate
trovavano pascolo e rifugio.
Ecco perche', anche tecnicamente, i muggesani erano piu'
pescatori di "valle" che di "scoglio".
Per chi vuole pescare a Muggia, a scopo sportivo, non resta che
iniziare dal porticciolo (lato esterno) per proseguire fino al
confine del Lazzaretto (saltando ovviamente i cantieri del nuovo
comprensorio turistico di Porto San Rocco).
I fondali sono limitati, gli scogli rari: si trovano quindi
soprattutto pesci di sabbia e di fango, cefali, anzitutto,
presenti in gran numero e di bella taglia soprattutto
all'imboccatura del porto.
I muggesani pero' amano la pesca a fondo col mulinello e
trascurano la canna fissa, che se ben usata a mezz'acqua puo'
regalare d'estate bei cefali macchia d'oro fino al chilo e (in
ottobre-novembre) volpine ben piu' grosse. L'esca principe e' la
polpa di sarda.
Poco piu' avanti del porto c'e' un lungomare con una bella
scogliera artificiale: qui in primavera-estate, pescando a
fondo, non mancheranno le catture di pregio: riboni (pagello
fragolino), sparlotti ma soprattutto orate, anche se mai di
taglia record.
E, aspettando il buio, non mancheranno le corvine, anche di
buona taglia, l'esca, in questo caso, dovra' essere il verme
vivo (si trova nel negozio di articoli sportivi che si trova
proprio sul porticciolo).
I vecchi muggesani, che amano passare qualche oretta a prendere
aria di mare, sono maestri In un altro tipo di pesca che
richiede sensibilita' e pazienza: quella delle seppie e dei
calamari col pesciolino finto giapponese.
Qui lo chiamano, alla vecchia, pus'cia. Si lancia con la canna,
si lascia che il pesce artificiale scenda a rasentare it fondo e
si recupera lentamente e dolcemente. Bisogna avere sempre un
retino a portata di mano per salpare la seppia, che' altrimenti
una volta a riva si stacca, e un secchio per raccoglierla.
Se la pesea va male, poco importa: fate marcia indietro, tornate
nel porticciolo e andate a mangiarvi una pasta al nero di seppia
in una delle trattorie che si affacciano sull'acqua,
innaffiandola con la malvasia istriana fresca e vedrete che non
rimpiangerete il cestello vuoto.
Ma torniamo alla pesca. La costa, proseguendo verso il confine
sloveno, offre poche postazioni buone perche' spesso la strada
costeggia l'acqua e le rare piazzole, d'estate, sono invase dai
bagnanti.
Ma l'ultima ansa, quella del Lazzaretto, puo' offrire altre
sorprese. Appostandosi sul lato esterno della scogliera che
delimita il porticciolo, in piena estate, si possono catturare
belle aguglie pescando con la canna da lancio e il galleggiante
piombato (esca: filetto di acciuga, che qui chiamano sardone,
innescato con la pelle argentea verso l'esterno).
Se poi riuscite a procurarvi gamberetti (schile,) vivi e trovate
una sera d'autunno in cui l'imbrunire coincida con l'arrivo
dell'alta marea, potete tentare dal medesimo' posto anche il
branzino, che entra nella valle a caccia di cibo. Il
galleggiante luminoso (star-light) aiuta molto in questa pesca
di pazienza e astuzia. Pochi la praticano, ma sbagliano.
Se poi avete la possibilita di uscire con una barca, anche
piccola, potrete divertirvi. I vecchi muggesani sono maestri
nella pesca dello sgombro con la panola (lenza multipla che si
sfila a traino).
Se non ve la sentite di affrontare una tecnica cosi' complessa
potete sempre ancorarvi al largo e cercare sgombri e lanzardi
con la lenza a mano, senza piombo, innescata con la solita
sardina. Se anche questa volta dovesse andarvi male, nessuna
paura: gli sgombri presi a panola da qualcuno piu' fortunato vi
aspettano nelle trattoria Chiedeteli ai ferri, con una
spolverata di aglio e prezzemolo: in aprile-maggio sono piu'
piccoli ma con le canri magre e saporite.
Una delizia da mangiare con le mani, filetto dopo filetto.
D'autunno invece la pesca a bolentino al largo delle dighe
(attenti a non ancorarvi nel canale navigabile riservato alle
petroliere: potete chiedere informazioni alla delegazione della
Capitaneria di porto, uffici proprio nel porticciolo) puo'
regalare grosse soddisfazioni: menole e riboni sono le prede
piu' frequenti.
Dove? Basta guardare dove ci sono altre barche. E le anguille?
La posizione migliore all'imboccatura del rio Ospo, nelle notti
estive, innescando grossi vermi di terra e pezzi di calamaro.
Non pescate pero' a monte del ponte perche' serve la licenza per
le acque dolci.
Un cenno infine alla cucina del pesce.
Dopo l'esodo molti istriani sono arrivati anche a Muggia e gli
antichi usi veneziani si sono mescolati con quelli istriani.
Ecco allora ]a pesca con reti da posta a maglia unica per i
polipi e i pesci di pregio che nuotano sottocosta, soprattutto
branzini.
Ed ecco ricette nuove. All'antico "savor" (sarde fritte con
cipolla, aceto e alloro), alle passere con le verze, ai bisati
(anguille) in graticola si sono affiancati i brodetti di pesce
misto e crostacei, un classico delta costa istriana.
E non perdetevi un sontuoso vassoio di pedoci alla scoladeo
(cozze a scottadito): gli allevamenti sono a due passi, lungo la
costa, avrete la garanzia di mangiare un prodotto sicuro e
fresco di giornata. |