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Vivaci racconti di
alcuni "veci" che lo studioso Jacopo Cavalli raccolse negli anni
1889-1893. La sua ricerca si riferiva sopratutto a quel che
rimaneva in loco dell'antico gergo ladino ed in ladino possiamo
leggere anche la descrizione degli abitiche un tempo si
indossavano nei giorni di festa.
Le donne avevano un
vestito di panno nero fine lavorato che si componeva di una
gonna con quattro dita di merletto in fondo e di sopra una facia
rossa, una giacchetta dello stesso tessuto bordata di rosso e
con le ali dietro e intorno alla vita una cintura rossa che si
abbotonava davanti con le asole.
Portavano un grembiule
di lino con ricami ed un fazzoletto al collo, pure di lino
ricamato, sul capo forcelle d'argento, collane al collo (catene
con medaglie, coralli e anche perle) ed anelli alle dita, alle
orecchie orecchini d'argento fatti al "batifouk" (acciarino) e
ai piedi calzetti turchini e scarpe con le fibie d'argento. |
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Per gli uomini della
camicia non si parla , perche forse appariva cosa ovvia, si
annota invece il farsetto con i bottoni d'argento, portavano
intorno al collo una "gularine" (cravatta) di seta, i calzoni
corti legati con il cinturino sotto il ginocchio, sulle spalle
una gabbana lunga di colore rosso, un coltello per saccoccia con
il suo fiocco perche' non cadesse giu' ed uno stiletto al
cinturino con manico argentato.
Sul capo alla festa avevano i "bareti" (berretti) rossi che
venivano da Venezia con tanto di "flock" (nappa) di seta
turchina e li portavano in banda, alla "sbiralja"
(come gli sbirri)
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I costumi tradizionali
vengono indossati da un gruppo folcloristico di balletto.
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